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Parlamento

GIUSTIZIA DA RIFARE
Mattino di Padova 29-10-2006

Lunedì la Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge che sospende la parte più controversa della riforma Castelli sulla giustizia. Si tratta di un impegno che l’Unione aveva assunto in campagna elettorale e che abbiamo voluto rispettare, una volta vinte le elezioni. La parte di riforma sospesa riguarda innanzitutto la separazione delle funzioni tra pubblico ministero e giudice. Questa scelta, voluta a tutti i costi dalla destra nella scorsa legislatura, ha rappresentato il culmine della battaglia che Berlusconi e i suoi alleati hanno ingaggiato per anni contro la magistratura italiana, delegittimata in tutte le sue componenti, ogniqualvolta una sentenza danneggiava gli interessi dell’ex presidente del Consiglio o dei suoi amici. Questa battaglia è stata condotta a tappe: prima la delegittimazione attraverso dichiarazioni pesantissime nei confronti dei pubblici ministeri che osavano indagare su chiunque facesse parte della coalizione di didestra, poi attraverso le cosiddette leggi-vergogna (blocco delle rogatorie internazionali e del mandato di cattura europeo, immunità per le alte cariche dello Stato, depenalizzazione del falso in bilancio), che avevano il preciso scopo di ostacolare il lavoro dei magistrati, infine la cosiddetta riforma Castelli, che aveva un unico vero obiettivo: mettere i pm sotto il controllo dell’esecutivo, violando così nel modo più clamoroso il principio della separazione dei poteri, vitale per qualunque democrazia. Intanto, i magistrati venivano lasciati soli a combattere, insieme alle forze dell’ordine, contro la criminalità organizzata e contro la corruzione. Il centrosinistra vuole instaurare un rapporto corretto fra il potere esecutivo e il potere giudiziario, collaborando su riforme decisive per il funzionamento della macchina della giustizia. Con la votazione di lunedì scorso abbiamo compiuto un primo importante passo. Adesso abbiamo nove mesi a disposizione, visto che la sospensione durerà fino al 31 luglio del 2007. In un dialogo costante e costruttivo con tutte le parti interessate, in particolare magistrati e avvocati, abbiamo la storica occasione di riformare la giustizia nell’interesse di tutti i cittadini e non per tutelare i privilegi di pochi eletti. Inoltre dovremo cancellare le cosiddette leggi ad personam, che rappresentano gravosi ostacoli per quei magistrati che vogliono solo fare il proprio dovere: combattere la criminalità e assicurare giustizia ai cittadini. Su questo delicatissimo terreno occorre muoversi con prudenza, senza dimenticare che la sicurezza dei cittadini è ogni giorno minacciata da bande criminali sempre più pericolose, sia sul terreno della criminalità organizzata, sia su quello del terrorismo politico e religioso. Solo una collaborazione proficua tra politica e magistratura può ottenere risultati concreti: gli scontri all’arma bianca non aiutano nessuno, se non chi ha qualcosa da temere da una magistratura efficiente e indipendente.