Il federalismo percorra altre vie
Il Mattino di Padova, 1 luglio 2010
Il dibattito sul federalismo e l’organizzazione dello Stato ha riacceso la polemica sul ruolo dei Prefetti. Si tratta di un tema molto importante perché le Prefetture svolgono funzioni fondamentali per la coesione istituzionale e per l’efficienza e il controllo della pubblica amministrazione. Il Prefetto è il primo responsabile dell’ordine pubblico, coordinando le Forze dell’Ordine e i soccorsi della Protezione civile. Il Prefetto, inoltre, è il garante delle elezioni e cura l’interesse pubblico in caso di scioglimento dei Consigli comunali. Infine, durante le crisi aziendali promuove la concertazione tra istituzioni locali, sindacati, imprenditori e lavoratori. Su questo punto abbiamo avuto un ottimo esempio a Padova, dove il Prefetto ha contribuito in modo decisivo a risolvere difficili vertenze occupazionali. Nell’ultimo decennio il ruolo della Prefettura è stato profondamente modificato in vista del attuazione del federalismo. L’iter di ammodernamento di questo Ente è iniziato con una delle leggi Bassanini e proseguito con il decreto che ha istituito gli Uffici Territoriali del Governo. Se si vuole davvero realizzare il federalismo non si può che partire dall’attuazione di queste previsioni legislative. Invece, purtroppo, continuiamo ad assistere ad affermazioni propagandistiche della maggioranza di Governo e a un’unica strategia: il taglio indiscriminato di risorse e poteri degli Enti locali. Il punto di partenza per l’attuazione di un efficace decentramento restano le norme che individuano nel Prefetto il ruolo di “cerniera” tra lo Stato centrale e sistema delle autonomie locali, sancendo la fondamentale importanza di tale “cinghia di trasmissione” nell’Italia federalista. Attualmente la Prefettura è l’unico organo in grado di coordinare la multipolarità delle amministrazioni locali. Elemento terzo per eccellenza, tra gli altri ruoli, le viene demandato anche il compito di coordinare le diverse Forze di Polizia statale e locale. Da questo punto di vista risulterebbe impossibile accorpare la figura del Prefetto a quella del Questore: l’unica fase storica in cui questa fusione ha avuto luogo è stato il Ventennio fascista, periodo di centralismo amministrativo e soppressione delle autonomie locali. Le soluzioni per il federalismo sono altre e sul tavolo da tempo. Eppure, a nove anni dalla riforma del Titolo V della Costituzione, il Governo non si è ancora dimostrato in grado di dare piena attuazione a quella “rivoluzione”. Al contrario, ha presentato una Carta delle autonomie locali approssimativa e inutile, preso in giro i Comuni sul trasferimento dei beni demaniali e continuato a tagliare risorse agli Enti locali. Dimostrando, così, la sua autentica vocazione centralista.