Intervista
ad Alessandro Naccarato
«Sconfitta netta ma Bersani non si tocca il Pd
ora costruisca l'alleanza con l'Udc»
Il Mattino di
Padova, 2 aprile 2010
Onorevole Alessandro Naccarato nel
Pd infuria la polemica: una lettera firmata da 49
senatori chiede a Bersani un cambio di passo. Lei
che ne pensa del risultato elettorale?
«Le elezioni hanno confermato la vittoria del
centrodestra, dal 2008 lo scenario è sempre lo
stesso: Pdl e Lega hanno una larghissima maggioranza
e il Pd deve uscire dalla fase del congresso
permanente per costruire un programma e un sistema
di alleanze con cui vincere le politiche nel 2013.
Logorare Bersani è un grave errore perché con
coraggio ha costruito l’alleanza con l’Udc: è questa
la strada per uscire dall’isolamento».
Lei quindi non ha nostalgia di Veltroni che su
Facebook invoca comportamenti coerenti del
segretario? «Assolutamente no. Veltroni è stato
il teorico del partito leggero e della vocazione
maggioritaria del Pd e ci ha portato in un vicolo
cieco da cui Bersani sta provando ad uscire.
L’intesa con l’Udc ci ha fatto vincere in Puglia,
diventare competitivi in Piemonte e perdere nel
Lazio dove Casini ha appoggiato la Polverini».
Nel Veneto invece avete scelto Bortolussi e non De
Poli: come mai? «Si è preferito parlare al
mondo della piccola impresa e dire ai veneti:
teniamoci i soldi a casa nostra, guai a chi ci mette
le mani in tasca. Invece sarebbe stato molto più
lungimirante appoggiare la candidatura Udc-De Poli,
com’è avvenuto a Venezia con Orsoni. Cacciari ha
creato un modello che va esportato in Italia e nel
Veneto il Pd ha deluso perché non ha saputo parlare
al mondo cattolico moderato. Non solo Udc, ci manca
l’area della ex dc morotea».
La Lega intercetta i voti operai, voi quelli del
pubblico impiego: come mai? «Credo che il Pd
abbia il dovere di tornare nelle fabbriche e di
parlare a quei lavoratori che sono scesi in piazza
con Epifani a Padova: la Lega cattura gli operai
della Cgil con la spinta del cambiamento dello
Stato, con la promessa del federalismo. E ha saputo
presidiare il territorio con la difesa dell’identità
culturale e del livello di benessere conquistato a
fatica, oggi messo in crisi dalla recessione.
Dobbiamo tornare tra la gente, nelle fabbriche e nei
mercati popolari».
Il governatore Luca Zaia ha vinto con la promessa
solenne «federalismo subito» e Tremonti ha
annunciato la riforma del fisco. Si può fare?
«E’ solo propaganda. Il federalismo costa e la
flessione del Pil ha ridotto il gettito di Iva e
Irpef tanto che Tremonti s’è inventato lo scudo
fiscale per reggere all’urto della crisi. Hanno
salvato le banche e ora dovranno concedere
giustamente la deroga alla Cig alle aziende in
crisi. Poi c’è il buco della sanità del Mezzogiorno
da ripianare. Zaia e Cota dovranno attendere tempi
migliori. L’unica cosa da fare è restituire l’Ici ai
Comuni e sbloccare il patto di stabilità per
rimettere in moto gli appalti. Credo che Berlusconi
abbia fretta di approvare la legge sulle
intercettazioni».
Onorevole Naccarato, torniamo al Veneto e al
risultato impietoso: 60% a Zaia e 30% a Bortolussi,
12 punti in meno rispetto a Massimo Carraro.
«Lo so. E qualcuno ha persino festeggiato: mai
visto brindare dopo una sconfitta. Purtroppo abbiamo
gettato alle ortiche il grande lavoro di Massimo
Carraro, che aveva costruito un modello alternativo:
il Veneto che si apre all’Europa, la locomotiva
d’Italia che investe in ricerca, innovazione,
cultura e formazione professionale con grande
attenzione ai bisogni delle famiglie. Si tratta di
riprendere in mano il progetto del Politecnico del
Nordest e unire le esperienze dei parchi tecnologici
in una sola struttura di eccellenza com’è avvenuto
in Europa. Quanto al nucleare, è il governo che
decide non la Regione».
Del nuovo ospedale lei cosa ne pensa? «E’ un
dibattito emblematico della subalternità del Pd al
centrodestra: a contrastare Galan che aveva fretta
ad approvare il project da 1700 milioni è stata la
Lega. Sono alleati e hanno giocato il ruolo di
maggioranza e opposizione. Il Pd è finito ai
margini, anche se la giunta Zanonato ha già scelto
l’area: Padova ha bisogno di un nuovo ospedale
perché quello attuale è vecchio e la manutenzione
costa troppo. Ma prima di parlare di project va
fatta una seria indagine epidemiologica sulle
patologie e i flussi demografici. Poi vedremo se e
in quali forme coinvolgere i privati».
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