Niente inceneritori?
È discarica
Il Mattino di
Padova, 4 febbraio 2010
La
recente decisione della Regione Veneto di non
consentire la costruzione di termovalorizzatori fino
all’approvazione di un Piano regionale di settore
merita di essere esaminata con attenzione perché può
provocare effetti molto negativi. Si rischiano
conseguenze dirompenti: non si realizzeranno più
termovalorizzatori e i rifiuti continueranno a
essere portati in discarica, con rilevanti danni
ambientali, o a essere bruciati negli impianti di
altre Regioni, con enormi costi economici; si
diffonderà l’ingiustificato timore contro gli
inceneritori, dipinti a torto come inquinanti.
Del resto nei principali Paesi europei ci sono
numerosi termovalorizzatori, molti di più che da
noi, e tutti gli studi epidemiologici hanno
accertato che questi impianti non sono dannosi per
la salute. Si può continuare a sostenere che gli
inceneritori sono pericolosi solo in Italia? I dati
impongono decisioni responsabili. La produzione di
rifiuti, nonostante le costosissime campagne
informative, è in aumento costante. In Veneto nel
2008 sono state prodotte 2.451.747 tonnellate di
rifiuti solidi urbani. Il 54% è stato raccolto in
modo differenziato e riciclato, il 7% è stato
incenerito nei 3 termovalorizzatori esistenti, il
13% è andato direttamente in discarica e il 26% è
stato trattato e avviato alla produzione di
combustibile da rifiuto (cdr). Più della metà di
questo cdr è stato bruciato o conferito in
discariche fuori dal Veneto; il resto è finito in
discariche della nostra Regione.
Contrariamente alle chiacchiere sul federalismo il
Veneto non è autosufficiente ed esporta i suoi
rifiuti. La situazione è grave: il 15,5% dei rifiuti
urbani del Veneto viene smaltito in altre regioni;
ogni anno parti importanti di territorio vengono
consumate e compromesse dall’utilizzo massiccio
delle discariche; le attuali discariche in 10 anni
saranno esaurite e bisognerà individuare altri siti.
Il no ai termovalorizzatori non risolve i problemi,
alimenta solo la demagogia e scarica le
responsabilità sulle generazioni future. Senza nuovi
interventi il Veneto si avvia a ripetere l’emergenza
già vista in Campania.
E’ necessario completare il termovalorizzatore di
Verona, ancora bloccato, e realizzare i nuovi
impianti per bruciare rifiuti o cdr, già previsti
nel piano regionale del 2004, nelle province che
oggi ne sono prive: Treviso, Rovigo e Belluno. Così
anche il Veneto sarebbe autosufficiente e si
eviterebbero nuove discariche.
Non mi sorprende che la Lega, alla vigilia della
campagna elettorale, abbia sostenuto queste
posizioni perché, come sempre, prova a
strumentalizzare e ad alimentare le paure,
soprattutto quelle più irrazionali, dei cittadini.
Ma il centrosinistra, per tradizione più attento e
sensibile agli argomenti della ricerca e della
cultura scientifica e alla soluzione concreta dei
problemi, deve continuare a evitare di rincorrere le
posizioni leghiste. Infatti il Partito democratico,
e prima i partiti che l’hanno fondato, si sono
caratterizzati per avere promosso e realizzato i
termovalorizzatori in alcuni importanti comuni dove
hanno amministrato e dove amministrano ancora, e non
solo nella vicina Emilia-Romagna, anche in Veneto.
Non è un caso che i tre impianti che bruciano
rifiuti solidi urbani siano a Schio, Venezia e
Padova.
La campagna elettorale può essere l’occasione per
il Partito democratico per sfidare l’immobilismo del
centrodestra, per uscire dalla logica
dell’opposizione fine a se stessa e per darsi
finalmente il profilo di una forza politica che si
candida a governare e a risolvere il problema dei
rifiuti anche con la costruzione dei
termovalorizzatori. Si parla tanto di aprire il
Veneto all’Europa: cominciamo dallo smaltimento dei
rifiuti. In Europa si brucia il 25% dei rifiuti per
produrre energia elettrica; in Italia solo l’8%, in
Veneto appena il 7%. E’ ora di imparare qualcosa di
positivo dagli altri Paesi europei.