Il deputato Naccarato replica alle critiche degli
esponenti Pd della Bassa
«Primo il lavoro» è un nostro principio o no?
Il Mattino di Padova, 9 giugno 2010
Le dichiarazioni
di dieci esponenti del Pd padovano sul revamping di
Monselice pubblicate ieri da Il Mattino di Padova
meritano una risposta.
Non ho mai avuto la pretesa di esprimere la
posizione del Pd, ma soltanto la mia modesta
opinione, dopo aver ascoltato ed essermi confrontato
con decine di cittadini e lavoratori delle
cementerie, molti dei quali iscritti ed elettori del
Pd e del centrosinistra. Altro che logiche interne
al Pd che non mi competono e di cui non mi occupo.
La questione riguarda un intervento industriale che
riduce le emissioni, migliora l’impatto ambientale e
garantisce un’occupazione di qualità. Finora nessuno
ha sostenuto il contrario. Perché, quindi, il
progetto non va bene? Mi permetto di tornare sulla
vicenda ponendo l’attenzione su tre punti.
Primo. La ristrutturazione della cementeria di
Monselice non è una questione locale. Il revamping
dell’impianto riguarda il lavoro, lo sviluppo, la
salvaguardia di un settore produttivo fondamentale,
e l’ambiente. Si guardi a quanto sta accadendo negli
Stati Uniti. Proprio nei giorni scorsi, a
Martinsburg è stato inaugurato un impianto dell’Italcementi
analogo a quello di Monselice. Uno dei più
autorevoli quotidiani nazionali il 6 giugno scorso
ha definito la cementeria come caratterizzata «dal
più basso impatto ambientale tra tutti gli impianti
di produzione di cemento negli Stati Uniti». Negli
Usa la ristrutturazione è stata accompagnata da una
discussione diffusa e trasparente. E costituisce un
tassello della Green economy varata a livello
federale dal presidente Barack Obama. Inoltre, il
progetto di Monselice è il risultato di un accordo
tra il governo italiano e Italcementi per rispettare
il Protocollo internazionale di Kyoto. E’ evidente,
dunque, che si tratta di una vicenda di rilevanza
nazionale. Se si fosse trattato di una semplice
questione locale mi sarei ben guardato
dall’intervenire.
Secondo. Il Pd, a tutti i livelli, dovrebbe tenere
conto della posizione unitaria dei sindacati
confederali Cgil, Cisl e Uil e delle Rsu delle
cementerie della zona che sono favorevoli al
progetto. Quando il Pd dice «Primo il lavoro»
scherza o sostiene davvero l’occupazione? Non si può
sostenere tutto e il contrario di tutto. Il rischio
è perseverare nella logica perdente del «ma anche»,
secondo cui l’importante è dar ragione a tutti senza
mai prendere una posizione. Così non si conquista
consenso, ma si perdono voti come dimostra la breve
esperienza del Pd. Temo, inoltre, che in questo modo
il Partito democratico rinunci alla sua identità,
per inseguire chi è sempre contrario a tutto,
finendo per cedere - come accaduto in questi anni in
molte realtà della provincia - la direzione politica
del centrosinistra a frange estremiste e minoritarie
con pessimi risultati elettorali.
Terzo. Alcuni sostengono che bisogna guardare al
futuro senza paura e iniziare a ricollocare i
lavoratori dei cementifici. In realtà, la crisi
economica è molto profonda. Nel Distretto del mobile
del Montagnanese le aziende chiudono e i lavoratori
stanno a casa. Nel settore turistico-termale le
difficoltà sono enormi e i contratti sempre più
precari. Dove si possono ricollocare i lavoratori in
un futuro privo di siti produttivi? In questa
situazione perché rifiutare un investimento privato
di 150 milioni di euro che migliora l’impatto
ambientale e tutela l’occupazione?