Protezione poco civile
Il Mattino di
Padova, 17 febbraio 2010
Nei
prossimi giorni la Camera discuterà il decreto legge
sulla protezione civile e mi auguro che il buon
senso e la decenza inducano il Governo a ritirare il
provvedimento o che in Parlamento si formi una
maggioranza per modificarlo in profondità.
Il decreto contiene due evidenti violazioni della
Costituzione. Introduce l’immunità civile e penale
per le strutture commissariali fino al 31 gennaio
2011 in aperto contrasto con il principio di
uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla
legge e con l’articolo 113 della Costituzione che
stabilisce che «contro gli atti della pubblica
amministrazione è sempre ammessa la tutela
giurisdizionale dei diritti e degli interessi
legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione
ordinaria o amministrativa».
Il decreto poi consente al ministro dell’Ambiente di
nominare tre commissari straordinari, uno al nord,
uno al centro e uno al sud, per intervenire sul
rischio idrogeologico senza tenere conto delle
Regioni che sono competenti in materia. A parte il
fatto che il dissesto idrogeologico non è
un’emergenza ma è la condizione abituale di buona
parte del Paese e richiederebbe interventi
strutturali, l’articolo 117 assegna alla
legislazione concorrente tra Stato e Regioni il
governo del territorio. Cosa diranno i leghisti se
il commissario per il nord Italia sarà scelto senza
il consenso dei presidenti della Lombardia e del
Veneto? Inoltre anche la decisione sulla
localizzazione di nuove prigioni viene assegnata a
un Commissario del Governo in deroga alle previsioni
urbanistiche. Nel recente passato, basta ricordare
gli stadi di calcio dei mondiali del 1990 e i piani
per le infrastrutture carcerarie, leggi identiche
favorirono la corruzione e lo spreco di risorse
pubbliche. Si vuole ripetere quella triste
esperienza? Con queste norme, di fatto, il Governo
priva Regioni, Province e Comuni dei poteri e delle
funzioni fondamentali per programmare e gestire il
proprio territorio. Alla faccia del federalismo, del
decentramento e del ruolo degli enti locali. C’è
infine l’aspetto più grave del decreto: la volontà
del Governo di trasformare la protezione civile,
nata per prevenire e contrastare le situazioni
straordinarie di pericolo, in un soggetto che opera
soprattutto nelle condizioni normali di tutti i
giorni. Così nel recente passato si è utilizzata la
protezione civile per i mondiali di nuoto di Roma,
per alcune manifestazioni sportive, per il vertice
internazionale della Maddalena, poi spostato a
L’Aquila, e la si vuole utilizzare in futuro per
costruire carceri e governare il territorio. Insomma
il Governo vuole che la straordinarietà diventi la
regola.
Nella straordinarietà si violano le leggi ordinarie:
si realizzano opere in deroga ai piani urbanistici e
in violazione delle norme sugli appalti e sulla
concorrenza, si assume nella pubblica
amministrazione personale a tempo indeterminato
senza concorso. In sostanza la protezione civile, se
il decreto non sarà ritirato o modificato, diventerà
il luogo nel quale la straordinarietà giustificherà
l’illegalità e il disprezzo delle regole. L’esatto
contrario di ciò che serve al nostro Paese: tornare
in una situazione di normalità e di rispetto della
legge.