AUTONOMIE LOCALI
Un disegno di
legge deludente
Il Mattino di Padova, 17 giugno 2010
Il Ddl sulla
Carta delle autonomie locali è deludente. Il testo,
attualmente in esame alla Camera, rischia di
diventare l’ennesima occasione sprecata per
completare la riforma del Titolo V della
Costituzione. Il Partito Democratico ha lavorato per
migliorare il Ddl e per attuare le previsioni
costituzionali che riconoscono il ruolo fondamentale
di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.
Ma il provvedimento evidenza - ancora una volta -
la distanza tra i fatti e le promesse, visto che le
funzioni vengono attribuite solo a parole. Più il
Governo promette il federalismo, più i Comuni
subiscono tagli e vedono ridotta la loro autonomia.
Le proposte del Pd presentate attraverso numerosi
emendamenti sono semplici: le Regioni devono
svolgere i ruoli di legislazione e programmazione
strategica dello sviluppo, rinunciando
all’amministrazione diretta che spesso viene
declinata mediante agenzie o enti settoriali da
sopprimere. I Comuni, invece, devono essere
investiti delle funzioni amministrative che li
caratterizzano come enti per il governo di
prossimità. Mentre le Province devono limitarsi ad
amministrare il governo delle aree vaste. Nel Ddl,
ad esempio, mancano funzioni fondamentali da
attribuire ai Comuni come il catasto e lo sviluppo
economico del territorio. Al contempo, si lascia
alle Province l’esercizio della Polizia locale: un
doppione rispetto alle stesse funzioni attribuite ai
Municipi. Naturalmente, il testo presenta anche
aspetti positivi, raggiunti soprattutto grazie alll’impegno
del PD. La previsone che i Comuni con meno di 5 mila
abitanti debbano svolgere il loro ruolo in forma
associata è un passo in avanti. Ma in generale
l’impostazione del provvedimento resta sbagliata. Lo
provano i dati della Corte dei conti, secondo cui
gli sprechi non riguardano gli enti locali ma i
ministeri. Infatti, il debito della Pubblica
amministrazione è costituito per il 93,7 per cento
dal governo centrale. E lì che bisogna tagliare. Non
certo sui Consigli comunali e di quartiere che
costano poco e definiscono luoghi fondamentali di
rappresentanza e partecipazione. Eppure, mentre alla
Camera si discute la Carta delle autonomie locali,
il Governo - con il decreto Tremonti del 31 maggio -
dispensa tagli indiscriminati agli enti locali.
Misure che colpiscono - alla faccia di merito e
responsabilità - soprattutto le amministrazioni più
virtuose. Emblematico il caso di Loreggia: secondo i
dati forniti dal Ministero dell’Economia sarà il
Comune più colpito dai tagli a livello nazionale.
Loreggia conta 7 mila abitanti, 20 dipendenti e un
bilancio sempre in attivo: un modello di gestione
attenta ed efficiente. A causa della Manovra dovrà
tagliare la spesa corrente del 60%. In altre parole
dovrà chiudere. Il motivo? Nel 2007 - anno di
riferimento per il Patto di stabilità, individuato a
posteriori e con valore retroattivo - Loreggia ha
speso 2, 4 milioni di euro per acquisire la rete del
gas metano. Poi ha messo il bene in gara, garantendo
entrate nelle casse municipali per circa 300 mila
euro all’anno fino al 2019. Ecco il paradosso:
un’amministrazione che ha effettuato una scelta
vantaggiosa per i propri cittadini viene
pesantemente colpita. Un vulnus che rischia di
coinvolgere decine di altri Comuni virtuosi in
Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. H così che il
Governo difende il Nord? Per quanto tempo ancora
penserà di distrarre i cittadini con sceneggiate
indegne come quella che ha visto protagonista il
presidente della Regione Luca Zaia, pronto a
sostituire l’inno nazionale con il Va’ Pensiero
durante l’inaugurazione di una scuola a Vedelago?
Intanto, mentre la maggioranza si preoccupa di
puntellare un federalismo artefatto, l’attuazione
del Titolo V vacilla sotto il peso della Manovra.
Basti pensare all’Ici: Il governo ha abolito l’unica
imposta federalista, cassando l’autonomia
finanziaria dei Comuni, ai quali non vengono
trasferite nemmeno le risorse corrispondenti. Per
attuare il federalismo il Parlamento deve definire
le funzioni fondamentali e assicurare autonomia
finanziaria finanziariaagli enti locali. Altrimenti,
alla propaganda della Lega corrisponderà solo il
rafforzamento del centralismo sempre più «romano».