LA
PROPOSTA
Cambiare la legge sul lavoro per difendere i diritti
Il Mattino di
Padova, 23 aprile 2010
Nei prossimi
giorni la Camera riprenderà la discussione sul
disegno di legge sul lavoro che il Presidente della
Repubblica Napolitano il 31 marzo ha rinviato al
Parlamento.
E’ un’occasione per cambiare una decisone sbagliata
della maggioranza di destra, per rimettere il lavoro
al centro dell’iniziativa politica e istituzionale e
per riflettere sull’importanza dell’occupazione e
dei diritti dei lavoratori. Il disegno di legge
contiene tre punti principali da modificare:
l’introduzione dei contratti di apprendistato per i
ragazzi di 15 anni, la cancellazione dei processi
per i morti causati dall’esposizione all’amianto
nelle navi dello Stato, le norme sull’arbitrato
nelle controversie tra lavoratori e datori di
lavoro.
La norma sull’apprendistato abbassa l’età minima di
ingresso nel mondo del lavoro da 16 a 15 anni e
riduce l’obbligo scolastico di un anno quando in
Europa si va nella direzione opposta.
L’apprendistato è un contratto di lavoro che non
produce né istruzione né formazione per il giovane
lavoratore che lo stipula; il ragazzo di 15 anni che
abbandona la scuola e inizia a lavorare come
apprendista sarà condannato a svolgere in futuro
ruoli marginali e a mansioni inferiori e diventerà
un cittadino di serie B. Con questa scelta molti
ragazzi italiani studieranno di meno e saranno
destinati a lavori poco qualificati e poco
retribuiti.
Così la maggioranza di destra indebolisce il nostro
Paese e lo rende meno competitivo perché, a
differenza di quanto accade in Italia, tutti i Paesi
più sviluppati e lungimiranti investono più risorse
nell’istruzione per uscire dalla crisi economica.
Il secondo punto sottrae i vertici della marina
militare dai processi - il primo in Italia è in
corso proprio a Padova - per i morti causati
dall’esposizione alle fibre di amianto nelle navi.
Se la Camera non cambierà la legge circa 600
famiglie che hanno perduto i loro parenti resteranno
senza giustizia e senza risarcimenti. L’ultimo punto
riguarda i diritti dei lavoratori. Il testo prevede
che il ricorso all’arbitrato nelle controversie di
lavoro possa essere introdotto fin dal contratto di
assunzione, quando il lavoratore è più debole nel
rapporto con il datore di lavoro, e anche per
eventuali contrasti futuri. In tal modo l’arbitrato
viene trasformato in un procedimento obbligatorio ed
automatico, inserito nel contratto di assunzione,
che rende più precario il rapporto di lavoro e più
ricattabile e meno libero il lavoratore. Il ricorso
all’arbitrato può nascere solo dalla volontà delle
parti e la legge contrasta con gli articoli 24 e 25
della Costituzione che garantiscono il diritto di
ogni cittadino di agire in giudizio per tutelare i
propri diritti ed interessi legittimi.
Inoltre la proposta della maggioranza estende la
possibilità di ricorrere all’arbitrato anche nel
pubblico impiego e mette così a rischio i princìpi
di buon andamento, trasparenza ed imparzialità della
azione amministrativa previsti dall’articolo 97
della Costituzione. La crisi economica rischia di
essere il pretesto per diminuire il potere
d’acquisto degli stipendi e per peggiorare le
condizioni contrattuali con l’illusione di rendere
più flessibile il nostro mercato del lavoro. Il
disegno di legge approvato dalla maggioranza di
governo deve essere cambiato perché risponde a
questa logica: peggiora la qualità del lavoro e
della vita delle persone, abbassa i livelli di
istruzione e riduce i lavoratori dipendenti in
posizioni sempre più marginali nella società.