Naccarato: «L’Udc nella giunta Zanonato modello per
l’Italia»
Nel 2011 si vota a Este, Abano Vigodarzere,
Noventa, Montegrotto
e Grantorto. E in 4 grandi città
Il Mattino di
Padova, 26 aprile 2010
Onorevole
Alessandro Naccarato, il sindaco Flavio Zanonato ha
annunciato l’intenzione di allargare la giunta all’Udc:
la sconfitta delle regionali ha convinto il Pd a
cambiare alleanze?
«Le sconfitte non fanno mai bene, ma invitano a
riflettere sugli errori: è da settimane che ho
lanciato questa proposta e quindi non posso che
esprimere soddisfazione per la nuova strategia
avviata da Zanonato. L’Udc è entrata a pieno titolo
nella nuova giunta Orsoni a Venezia e governa con il
Pd le regioni Liguria e Marche. Sono stato tra i
pochi a sostenere la necessità di scegliere De Poli
candidato unico del centrosinistra in Veneto
consapevole che il cammino dell’alleanza con l’Udc
non si poteva costruire in poche settimane. Dopo la
sconfitta incassata con Bortolussi, si tratta di
girare pagina e uscire per sempre dalla vocazione
maggioritaria che Veltroni e Franceschini hanno dato
al Pd: non diventeremo mai maggioranza da soli ed è
stato un grave errore presentarsi al voto del 2006 e
2008 senza l’appoggio di una coalizione».
Dopo l’uscita di Fini, che aria si respira in
parlamento? C’è chi è pronto a scommettere su un
nuovo grande centro con Casini, Rutelli, Montezemolo
a Fini: scenario possibile?
«Allo stato attuale mi pare fantapolitica,
Berlusconi è solidissimo e solo una sua eventuale
uscita di scena può dare spazio ad un grande polo di
centro. Oggi dobbiamo fare i conti con il Pdl e la
Lega che hanno la maggioranza assoluta nel Paese: al
Nord comanda Bossi, ma al centro-sud il Pdl ha
guadagnato voti e conquistato Lazio, Campania e
Calabria che mi paiono poco propense ad accettare il
federalismo. Per non parlare della Sicilia dove
convivono due Pdl, in attesa della riforma della
giustizia promessa da Alfano e Berlusconi. Fini è
contrario al colpo di spugna ai processi, ma vero
scontro nel Pdl si consuma sul federalismo».
L’Udc ha votato contro la riforma Calderoli, il
Pd a favore: difficile fare alleanze con Casini su
questo tema...
«Il Pd ha approvato la riforma Calderoli e dopo
un anno non ci sono né i decreti attuativi né si è
fatto un passo avanti per definire il costo
standard. Colpa del governo. Bossi non potrà mai
convincere il Sud sul federalismo fiscale e le
contraddizioni stanno per scoppiare e noi abbiamo il
dovere di rivedere le alleanze. Il buco della sanità
del Lazio è spaventoso e così pure in Campania e
Calabria e la Lega dovrà ripianare il deficit com’è
avvenuto per Roma e Catania».
Quindi avanti tutta con l’Udc e non solo a
Padova?
«E’ evidente che l’alleanza va costruita
ovunque sia possibile: nel 2011 si eleggono i
sindaci di Milano, Napoli, Torino e Bologna. E nel
Padovano si vota ad Este, Abano, Vigodarzere,
Montegrotto, Noventa e Grantorto e gli accordi non
vanno siglati due settimane prima di presentare le
liste».
A Padova Idv e Sinistra e libertà sono contrari
all’ingresso dell’Udc in giunta perché un anno fa De
Poli si è apparentato con Marco Marin: come si
giustifica tanta generosità del Pd?
«Con la necessità di costruire un’alleanza più
ampia in città, dove il centrosinistra non ha più la
maggioranza ma ha perso molti consensi: Terranova ha
votato il bilancio del Comune manifestato
apprezzamento su almeno tre punti del nostro
programma. Le critiche di Idv, Sinistra e le
ritrosie di settori del Pd sono ingiustificate: tre
assessori sono stati eletti in Regione e quindi
abbiamo l’occasione perfetta per allargare la
giunta, senza giochi dietro le quinte ma non con la
massima trasparenza».
E su che base troverete l’accordo con l’Udc?
«Su almeno tre questioni di grande rilevanza.
Il nuovo ospedale di Padova che ha visto proprio in
Oreste Terranova uno dei protagonisti del lavoro
preliminare in facoltà e azienda ospedaliera. Si
tratta della più grande opera pubblica del Veneto
del prossimo decennio, a patto che la Regione ci dia
una mano. Con l’Udc abbiamo gestito assieme
Acegas-Aps, ovvero i servizi forniti ai cittadini
padovani: Domenico Minasola è stato nel Cda ed ha
approvato tutte le scelte amministrative. Infine con
il partito di Casini c’è una comune visione sui temi
dell’immigrazione e delle politiche sociali a
sostegno delle famiglie colpite dalla crisi
economica, mentre Lega e Pdl sono su sponde
opposte».
Chi decide alla fine: il sindaco da solo, il Pd
o l’intera coalizione?
«Il sindaco è eletto direttamente dai cittadini
e la legge gli affida pieni poteri in materia di
nomina e revoca delle deleghe, ora aspettiamo il sì
dell’Udc ma il traguardo è ormai vicino. Padova,
dopo Venezia, vuole diventare un piccolo modello per
l’Italia».