Intervento in Aula dell'On. Naccarato
sulla Manovra economica
Conversione in legge del DDL recante:
"Misure urgenti in materia di
stabilizzazione finanziaria e di competitività
economica"
Camera dei Deputati, 27 luglio 2010
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor
rappresentante del Governo, intervengo per
illustrare i contenuti di alcuni emendamenti che
abbiamo presentato come gruppo del Partito
Democratico. Purtroppo gli emendamenti non verranno
posti in votazione perché il Governo ha posto la
questione di fiducia dando l'ennesima prova di
disprezzo verso il Parlamento e per la dialettica
democratica. Abbiamo scelto di illustrare ugualmente
gli emendamenti per dimostrare che era, ed è
possibile una politica economica diversa da quella
contenuta nel decreto-legge in discussione. Mentre
interveniamo, i nostri colleghi, del gruppo del
Partito Democratico, sono a L'Aquila per
testimoniare con la loro presenza la solidarietà
verso le popolazioni colpite dal terremoto,
popolazioni che aspettano una soluzione vera per la
ricostruzione e che non possono più accettare le
bugie e le promesse che questo Governo ha raccontato
e che avrebbe dovuto risolvere anche con questa
manovra adesso in discussione.
Il decreto-legge in esame è un provvedimento
sbagliato, inutile e ingiusto. È sbagliato perché
non sostiene l'economia e lo sviluppo, non favorisce
la crescita, non consente alle famiglie e alle
imprese di affrontare la crisi con strumenti
adeguati. È inutile perché si basa su previsioni
ottimistiche e illusorie e sarà necessario un
decreto correttivo già in autunno. Sotto questo
aspetto il provvedimento conferma l'immobilismo e la
superficialità del Governo di fronte alla crisi. La
crisi è stata prima negata, poi si è aspettato che
passasse, si è perso tempo prezioso che ha
fortemente indebolito la nostra economia. È un
provvedimento ingiusto perché colpisce in modo
selettivo e pesante alcune categorie: i lavoratori
dipendenti del pubblico impiego, in particolare nei
comparti scuola e sicurezza, i giovani con contratto
a tempo determinato, il sistema delle autonomie
locali. Questi soggetti pagheranno un costo
altissimo, mentre altri staranno a guardare.
L'ingiustizia del provvedimento è data anche dal
fatto che il Governo scarica su regioni, province e
comuni i tagli e obbligherà questi enti a ridurre i
servizi essenziali.
Il massimo dell'ingiustizia, e su questo abbiamo
presentato diversi emendamenti, si è raggiunto
inserendo l'articolo 40-bis, quello che
riguarda la questione delle quote latte. In questo
caso si è inserita una norma, che riguarda soltanto
109 allevatori che vengono premiati dopo che non
hanno pagato le multe, i cosiddetti splafonatori, e
che fanno pagare a tutta la collettività, a tutto il
Paese gli errori che hanno commesso, le truffe che
hanno commesso ai danni dell'Unione europea. Il
Ministro Galan aveva addirittura annunciato le
proprie dimissioni se si fosse presentato questo
emendamento, naturalmente le dimissioni non ci sono
state, e questa credo sia un'ulteriore presa in giro
che la dice lunga sulla credibilità di alcuni
ministri all'interno di questo Governo.
Nel decreto non ci sono interventi per lo sviluppo,
per sostenere la domanda e l'offerta, per aiutare
famiglie più colpite dalla crisi. I nostri
emendamenti avanzano delle proposte alternative che
vanno in questa direzione: in primo luogo rispetto
all'evasione fiscale.
Dopo aver insultato le misure dei Governi di
centrosinistra - le uniche che hanno consentito di
ridurre l'evasione in tempi recenti, basta pensare
che, da quando siete tornati a governare il Paese,
l'evasione è cresciuta di nuovo e ha raggiunto la
cifra di 124,5 miliardi di euro, pari all'8,2 per
cento del PIL, risorse che anche in piccola parte
sarebbero state indispensabili e fondamentali per
alleviare le situazioni di difficoltà della nostra
economia - ora riproponete alcune di quelle misure
che avete criticato per tanto tempo.
A parte la figuraccia che fate di fronte al Paese,
perché smentite anni di propaganda becera sulla
questione delle tasse, non siete credibili da questo
punto di vista. La vicenda dello scudo fiscale è
indicativa e la dice lunga su come intendete le
politiche fiscali del Paese. Avete fatto un regalo
ai grandi evasori che hanno riportato in Italia, con
costi irrisori, grandi capitali. Là era possibile
recuperare risorse fondamentali per lo sviluppo del
Paese, e questo noi abbiamo chiesto in più
occasioni.
In secondo luogo la questione della formazione, la
scuola, la ricerca, il riconoscimento del merito. Il
decreto pregiudica lo sviluppo futuro dell'Italia da
questo punto di vista; è questo, finora, l'unico
dato certo del decreto Tremonti.
Il provvedimento smantella l'unico settore che può
garantire la competitività del Paese in un mercato
globale sempre più tecnologico: la conoscenza. Il
tutto mentre gli altri Governi dell'Unione
predispongono massicci investimenti in questi
settori strategici.
La Germania, ad esempio, sta varando una manovra
triennale di 86 miliardi di euro con un taglio di 15
mila dipendenti pubblici, senza ridurre i
finanziamenti alla scuola e alla ricerca. Là rigore
sulla spesa pubblica e la lotta alle inefficienze
vanno di pari passo con un piano di sviluppo senza
precedenti, che fa perno proprio sull'innovazione
culturale, scientifica e tecnologica.
Al contrario, l'azione del Governo Berlusconi si
contraddistingue unicamente per i tagli orizzontali
indiscriminati: dalle materie di studio alle ore di
insediamento, dagli stipendi dei ricercatori alla
fornitura di carta per fotocopie nelle università.
Nel mirino scuole e atenei tutti, senza distinzione
fra realtà virtuose e inefficienti.
A questo si aggiungono decisioni gravi assunte in
precedenza, a partire dall'abbassamento a 15 anni
dell'obbligo scolastico - limite che il Governo
Prodi aveva innalzato a 16 anni - e
dall'introduzione spregiudicata dell'apprendistato
lavorativo.
Nella scuola le pesanti riduzioni di organico,
decise dal Ministro Tremonti del 2008, furono
giustificate con la promessa di aumenti di stipendio
in base alle competenze professionali. Oggi il
blocco della contrattazione per il personale
scolastico vanifica quell'impegno e smaschera le
bugie del centrodestra sulla valorizzazione del
merito.
A queste pesanti riduzioni di organico avrebbe
dovuto far seguito la valorizzazione economica delle
competenze professionali attraverso la
contrattazione integrativa; oggi tutto questo non è
più possibile perché nel decreto avete determinato
la disapplicazione del meccanismo che prevedeva la
riassegnazione alla contrattazione collettiva di
parte dei risparmi conseguiti dalla riduzione degli
organici.
Queste risorse, già destinate alla valorizzazione e
allo sviluppo professionale delle carriere, sono
definitivamente spostate dalla manovra verso
impieghi di carattere ordinario: il ripianamento dei
debiti pregressi nelle istituzioni scolastiche ed il
rifinanziamento delle spese per le supplenze brevi.
Per di più, allo stesso personale scolastico è
applicata la sospensione degli automatismi
retributivi legati all'anzianità di servizio,
realizzando a loro spese un risparmio aggiuntivo
pari a 320 milioni di euro l'anno. Tutto ciò
testimonia il pesantissimo disinvestimento,
economico e motivazionale, operato sul personale
della scuola pubblica, al quale, non solo oggi è
richiesto dalla manovra un sacrificio economico
maggiore rispetto agli altri dipendenti pubblici, ma
è addirittura negato l'accesso alle risorse promesse
dal Governo a compensazione di sacrifici già imposti
e già ottenuti.
L'istruzione, la formazione e la ricerca devono
essere considerate fondamentali per la crescita e lo
sviluppo. Bisogna rafforzare la scuola pubblica,
finanziarie l'autonomia scolastica, collegare
l'offerta formativa al territorio e al sistema
produttivo, realizzare un patto educativo tra
scuola, famiglie e studenti.
Per invertire la tendenza bisogna investire di più
nella scuola e nelle università, e assegnare le
risorse in base ad una scrupolosa valutazione dei
servizi offerti, premiando le strutture migliori.
Per l'università deve essere eliminato il blocco del
turnover che non permette il ricambio
generazionale e l'accesso alla professione dei più
meritevoli. I problemi non si risolvono con le
trovate demagogiche, costose e dannose alla
didattica come il pensionamento a 65 anni dei
professori, contenute nel disegno di legge
all'attenzione adesso del Senato.
Va rafforzata l'autonomia dei singoli atenei e
avviata una seria discussione sull'accesso e la
progressione della carriera universitaria, l'unica
misura che permetterà di arginare la fuga di
cervelli verso l'estero. Una perdita doppia, per il
know-how del Paese e per le casse dello
Stato, visto che i ricercatori vengono formati in
Italia prima di essere impiegati dalle università
straniere.
Per questo serve un contratto unico di formazione e
ricerca con durata quadriennale e l'istituzione del
ruolo unico di docenza, con la possibilità di
chiamata diretta dei ricercatori che svolgono
l'attività da sei anni. Infine, serve il superamento
di un precariato divenuto endemico, predisponendo un
contratto unico per i dottorandi, con diritti
sociali e previdenziali. Invece, sull'economia della
conoscenza peseranno anche i tagli delle risorse
agli enti locali previsti in questo decreto-legge,
con un'ulteriore ricaduta sul sistema educativo
gestito dai comuni - gli asili e le scuole
elementari - e sul diritto allo studio a carico
delle regioni. Con il decreto-legge la maggioranza
taglia fondi vitali alla scuola, all'università e
alla ricerca, considerando l'educazione, la
formazione e l'innovazione come degli elementi di
spreco della pubblica amministrazione. Così il
nostro Paese non avrà un futuro e sarà destinato a
un inesorabile declino economico e culturale.
In terzo luogo la questione dell'innovazione e dello
sviluppo della banda larga. In questo settore non vi
è nessun investimento nonostante le promesse molte
volte sbandierate e a differenza del resto d'Europa
dove la banda larga è ormai divenuta
l'infrastruttura base del futuro, che produce un
indotto enorme e consente al Paese di stare al passo
con i tempi.
In quarto luogo le opere pubbliche, in particolare
quelle negli enti locali che rappresentano il 60 per
cento delle opere pubbliche che si realizzano nel
nostro Paese. I vincoli del Patto di stabilità non
consentiranno ai comuni - e soprattutto a quelli
virtuosi - di investire risorse loro (ossia già dei
comuni e frutto anche dei risparmi che questi comuni
hanno messo in atto negli anni passati) per le opere
pubbliche. In questo modo l'economia locale avrà un
blocco consistente.
Il decreto-legge in esame smentisce le due
principali promesse che la maggioranza ha
sbandierato in questi anni: la questione del
federalismo e quella della sicurezza. Sul
federalismo, al di là delle chiacchiere, vi sono
solo tagli pesantissimi alle autonomie locali.
Regioni, province e comuni che già svolgono con
grande difficoltà le proprie funzioni sono investite
dalla più totale confusione legislativa sul proprio
assetto (basta pensare alla vicenda della Carta
delle autonomie locali) e da una riduzione di
risorse senza precedenti. Le regioni si vedono
sottrarre, per decreto-legge e con la questione di
fiducia posta oggi, un miliardo per il trasporto
pubblico locale, 670 milioni di incentivi alle
imprese, 500 milioni per la viabilità, 400 milioni
per il Fondo per i non autosufficienti, 350 milioni
per il Fondo per le politiche delle famiglie, 460
milioni per le politiche della casa, 42 milioni per
il lavoro dei disabili.
È questa l'idea di autonomia che ha il Governo di
centrodestra e che ha la Lega Nord? Il federalismo,
per noi, significa che una parte sempre maggiore
delle risorse raccolte con la fiscalità generale
deve essere spesa nei territori dove viene prodotta.
Voi fate esattamente il contrario. Promettete il
federalismo di giorno e di notte togliete le risorse
alle autonomie locali, non consentendo loro di
svolgere le loro funzioni. Basta guardare il
trattamento di assoluto privilegio che avete
regalato, anche questa volta, alla città di Roma.
Cari colleghi della Lega, altro che Roma ladrona!
Sono tre anni che Roma riceve, in maniera del tutto
ingiustificata e senza nessun tipo di motivazione o
di valutazione su ciò che accade, una quantità di
risorse consistenti e tutto questo viene
accuratamente taciuto per evitare di andare dagli
elettori che hanno scelto la Lega anche perché ci si
aspettava una distribuzione diversa delle risorse.
Del resto, abbiamo sentito ieri l'onorevole Polledri
paventare una sorta di scambio: la Lega ha ottenuto
la questione delle quote latte, che ricordavo prima,
e in cambio altri settori della maggioranza hanno
ottenuto i finanziamenti per Roma capitale. Se
questo è l'impianto - e secondo noi è proprio questo
- con cui la manovra è costruita i risultati,
purtroppo, non saranno raggiunti e le finanze
pubbliche del Paese avranno un andamento sempre
peggiore.
Nei Ministeri, al centro le spese crescono. Nei
territori, nelle regioni, nelle province e nei
comuni le risorse vengono tolte e sottratte. Oltre
alle regioni anche agli altri enti locali i
trasferimenti correnti vengono ridimensionati di 1,8
miliardi nel 2011 e di 2 miliardi e mezzo nel 2012.
Questo lascia peraltro prefigurare un ulteriore
peggioramento della finanza locale e dei conti
pubblici. I tagli non sono proporzionali agli enti
in termini di popolazione e non sono selettivi per
qualità e tipologia della spesa. Non vi è alcuna
logica premiale. I tagli si basano sulla spesa
storica. Così i comuni virtuosi, che hanno ridotto
le spese negli ultimi anni, saranno più penalizzati
degli altri. Anche questo è un argomento che al nord
spiegheremo molto bene, perché la maggior parte di
questi comuni è collocata nelle regioni
settentrionali del Paese. Si tratta di regioni,
province e comuni che negli anni passati si sono
rimboccati le maniche e a fatica hanno rimesso in
ordine i propri conti e adesso vengono doppiamente
penalizzati dal decreto-legge e dalla manovra in
corso, ancora una volta alla faccia delle promesse e
degli slogan che la Lega Nord ha sbandierato nelle
regioni settentrionali.
C'è, infine, per gli enti locali il dramma del
trasporto pubblico locale. L'ultima legge
finanziaria del Governo Prodi aveva introdotto un
adeguamento delle misure della compartecipazione al
gettito dell'accisa sul gasolio per autotrazione in
sostituzione dei trasferimenti statali per il
trasporto pubblico locale.
Ora questa norma, di segno federalista e di
decentramento fiscale, viene abrogata e si tradurrà
in un ulteriore taglio generalizzato ai servizi di
trasporto, anche per i gestori con il bilancio in
pareggio. Quindi, anche in questo caso, si
penalizzeranno i più virtuosi e quelli che governano
meglio e si premieranno quelli che invece sprecano e
governano male.
La seconda promessa mancata, la seconda bugia
smascherata di cui parlavo prima, è il tema della
sicurezza e, anche in questo caso, le risorse
subiscono un ulteriore 10 per cento di tagli. Dopo 3
miliardi e mezzo tagliati con la manovra del giugno
2008 la missione «ordine pubblico e sicurezza» viene
ridotta di più di 230 milioni di euro. In tre anni
questa missione ha subìto tagli per un miliardo e
700 milioni.
Cosa significa? Significa meno mezzi e strumenti
alle forze di polizia, un ulteriore peggioramento
del trattamento economico degli operatori del
comparto, il blocco del contratto, la riduzione
delle risorse per le attività di missione e che
scompaiono le risorse per il riordino delle
carriere.
Tutto ciò significa che i cittadini troveranno
sempre meno forze dell'ordine nei territori e che la
sicurezza dei cittadini diminuirà. Anche qui vi è
un'ingiustizia molto pesante: si taglia il
trattamento economico e si deludono le aspettative a
lungo alimentate in modo ipocrita di donne e uomini
che svolgono una funzione fondamentale e
delicatissima e che sono un punto di riferimento
certo per i cittadini.
Il Governo umilia gli operatori delle forze di
polizia e, del resto, cosa c'era da aspettarsi da un
Governo in cui il Ministro Brunetta aveva definito i
poliziotti dei «panzoni chiusi negli uffici»? Sono
parole del Ministro. Dietro a questa propaganda,
poi, seguono i tagli e i fatti. Avete preso in giro
i cittadini con provvedimenti propagandistici quanto
inutili, e penso all'attribuzione di maggiori poteri
ai sindaci, poiché, se da una parte gli hanno dato
maggiori poteri, dall'altra, hanno tagliato le
risorse e quindi quei poteri non possono essere
esercitati.
E poi vi è la vicenda delle ronde. Ho l'impressione
che, se andiamo avanti di questo passo, forse sarà
utile promuovere le ronde per controllare gli
splafonatori delle quote latte, visto che sono
pochi, e in quel modo potremo risolvere entrambi i
problemi, visto quanto si sta verificando nel Paese.
Credo che per avere maggiore sicurezza servano i
professionisti della sicurezza che sono le forze
dell'ordine e non le improvvisazioni alle quali ci
avete fin qui abituato e, siccome questi
professionisti ci sono, bisogna valorizzarli,
pagarli meglio e metterli in condizione di operare
con strumenti efficaci.
Faccio un esempio: vi eravate impegnati a sopprimere
la Difesa Servizi SpA. Nel decreto-legge non c'è
traccia di tutto questo. Vorrei ricordare -
concludo, signor Presidente - che proprio in questi
giorni tutte le organizzazioni dei sindacati della
Polizia di Stato, della Polizia penitenziaria, del
Corpo forestale dello Stato e il Cocer della Guardia
di finanza e dell'aeronautica militare si sono
rivolti all'onorevole Gianni Letta con una lettera
di cui vorrei leggere rapidamente un pezzo perché
riprende alcuni degli emendamenti e dei ragionamenti
che abbiamo provato a presentare e che non verranno
discussi.
Scrivono i sindacati delle forze dell'ordine: «(...)
le scriventi organizzazioni sindacali e le
rappresentanze militari, pur non condividendo il
merito e il metodo seguito per l'elaborazione dei
contenuti della manovra, avendo avanzato per questo
aspre, argomentate e fondate critiche, tuttavia
hanno mantenuto un rapporto di leale e corretto
confronto con il Governo, al fine di evidenziare
concretamente i profili di iniquità, le
sperequazioni e gli aspetti della manovra che minano
la stessa funzionalità del sistema sicurezza del
Paese, ma incide sul morale, la dignità del
personale e l'affezione all'istituzione degli
uomini, l'effetto combinato di alcune norme pone in
discussione il sistema gerarchico funzionale delle
istituzioni di appartenenza (...). La nostra
politica di mediazione e propositivo stimolo è stata
condivisa da molti esponenti del Governo, però
soltanto a parole. Con sconcertante sorpresa e in
occasione del voto per la conversione in legge in
Aula della manovra, le scriventi organizzazioni
prendevano atto che il maxiemendamento governativo
presentato al Senato lasciava inalterati gli effetti
di alcune norme gravemente penalizzanti per il
personale e per la funzionalità del sistema previsto
dalla manovra in materia di blocco del trattamento
economico complessivo relativo alla massa salariale,
blocco degli avanzamenti stipendiali legati a
funzioni e grave penalizzazione del trattamento di
fine rapporto per gli operatori del comparto».
Queste sono parole usate con tono e stile di
servitori dello Stato, che non riescono a capire la
logica delle vostre scelte politiche e che non
riescono a capire le bugie che gli sono state
propinate costantemente nell'arco della discussione
che c'è stata sulla manovra. Si è arrivati al punto
di promettere, da una parte, e, dall'altra, con il
testo del maxiemendamento - e non è stato variato
perché è lo stesso testo su cui questa mattina il
Governo ha posto la fiducia - si facevano cose
esattamente contrarie.
Ecco, in questo modo credo che non si possa
governare un Paese. La manovra segna il fallimento
di due anni di Governo del centrodestra, il Paese ha
ormai bisogno di un altro Governo e i nostri
emendamenti vanno in questa direzione.
Credo che, poiché i nodi alla fine vengono al
pettine, come dimostrano le proteste diffuse nel
Paese alla luce dei contenuti della manovra, avete
ormai perso la credibilità e la fiducia degli
italiani. La propaganda e le illusioni non bastano
più, il Paese ha bisogno di un altro Governo e di
altre politiche.
I nostri emendamenti, che purtroppo non verranno
votati, avevano e hanno l'intenzione di dimostrare
come sia possibile una politica economica diversa,
alternativa alla vostra e in grado di portare il
Paese fuori dalla crisi.