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AUTONOMIE LOCALI
Un disegno di legge deludente

Il Mattino di Padova, 17 giugno 2010

Il Ddl sulla Carta delle autonomie locali è deludente. Il testo, attualmente in esame alla Camera, rischia di diventare l’ennesima occasione sprecata per completare la riforma del Titolo V della Costituzione. Il Partito Democratico ha lavorato per migliorare il Ddl e per attuare le previsioni costituzionali che riconoscono il ruolo fondamentale di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.
 Ma il provvedimento evidenza - ancora una volta - la distanza tra i fatti e le promesse, visto che le funzioni vengono attribuite solo a parole. Più il Governo promette il federalismo, più i Comuni subiscono tagli e vedono ridotta la loro autonomia. Le proposte del Pd presentate attraverso numerosi emendamenti sono semplici: le Regioni devono svolgere i ruoli di legislazione e programmazione strategica dello sviluppo, rinunciando all’amministrazione diretta che spesso viene declinata mediante agenzie o enti settoriali da sopprimere. I Comuni, invece, devono essere investiti delle funzioni amministrative che li caratterizzano come enti per il governo di prossimità. Mentre le Province devono limitarsi ad amministrare il governo delle aree vaste. Nel Ddl, ad esempio, mancano funzioni fondamentali da attribuire ai Comuni come il catasto e lo sviluppo economico del territorio. Al contempo, si lascia alle Province l’esercizio della Polizia locale: un doppione rispetto alle stesse funzioni attribuite ai Municipi. Naturalmente, il testo presenta anche aspetti positivi, raggiunti soprattutto grazie alll’impegno del PD. La previsone che i Comuni con meno di 5 mila abitanti debbano svolgere il loro ruolo in forma associata è un passo in avanti. Ma in generale l’impostazione del provvedimento resta sbagliata. Lo provano i dati della Corte dei conti, secondo cui gli sprechi non riguardano gli enti locali ma i ministeri. Infatti, il debito della Pubblica amministrazione è costituito per il 93,7 per cento dal governo centrale. E lì che bisogna tagliare. Non certo sui Consigli comunali e di quartiere che costano poco e definiscono luoghi fondamentali di rappresentanza e partecipazione. Eppure, mentre alla Camera si discute la Carta delle autonomie locali, il Governo - con il decreto Tremonti del 31 maggio - dispensa tagli indiscriminati agli enti locali. Misure che colpiscono - alla faccia di merito e responsabilità - soprattutto le amministrazioni più virtuose. Emblematico il caso di Loreggia: secondo i dati forniti dal Ministero dell’Economia sarà il Comune più colpito dai tagli a livello nazionale. Loreggia conta 7 mila abitanti, 20 dipendenti e un bilancio sempre in attivo: un modello di gestione attenta ed efficiente. A causa della Manovra dovrà tagliare la spesa corrente del 60%. In altre parole dovrà chiudere. Il motivo? Nel 2007 - anno di riferimento per il Patto di stabilità, individuato a posteriori e con valore retroattivo - Loreggia ha speso 2, 4 milioni di euro per acquisire la rete del gas metano. Poi ha messo il bene in gara, garantendo entrate nelle casse municipali per circa 300 mila euro all’anno fino al 2019. Ecco il paradosso: un’amministrazione che ha effettuato una scelta vantaggiosa per i propri cittadini viene pesantemente colpita. Un vulnus che rischia di coinvolgere decine di altri Comuni virtuosi in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. E' così che il Governo difende il Nord? Per quanto tempo ancora penserà di distrarre i cittadini con sceneggiate indegne come quella che ha visto protagonista il presidente della Regione Luca Zaia, pronto a sostituire l’inno nazionale con il Va’ Pensiero durante l’inaugurazione di una scuola a Vedelago?
Intanto, mentre la maggioranza si preoccupa di puntellare un federalismo artefatto, l’attuazione del Titolo V vacilla sotto il peso della Manovra. Basti pensare all’Ici: il governo ha abolito l’unica imposta federalista, cassando l’autonomia finanziaria dei Comuni, ai quali non vengono trasferite nemmeno le risorse corrispondenti. Per attuare il federalismo il Parlamento deve definire le funzioni fondamentali e assicurare autonomia finanziaria agli enti locali. Altrimenti, alla propaganda della Lega corrisponderà solo il rafforzamento del centralismo sempre più «romano».
 
Per conoscere il testo del DDL sulla Carta delle Autonomie collegatevi al link
 
Con il DDL in discussione alla Camera si introducono disposizioni di adeguamento alla riforma del Titolo V della Costituzione approvata nel 2001 dal Governo di centrosinistra che ha attribuito nuove funzioni alle comunità locali, dotandole di autonomia finanziaria.
Nella realtà, però, con questo provvedimento PdL e Lega affossano il tanto propagandato Federalismo. A parole, infatti, vengono assegnate nuove importanti funzioni agli Enti locali ma nei fatti il Governo taglia le risorse a Comuni, Province e Regioni.
Grazie all'impegno del PD, che ha presentato numerosi emendamenti, il testo è stato migliorato ma non è ancora sufficiente. Il provvedimento del Governo assegna nuove funzioni agli Enti locali senza assegnare loro le corrispondenti risorse economiche ed ha un impianto propagandistico sulla lotta agli sprechi. Gli sprechi, infatti, non si eliminano con tagli indiscriminati alle Autonomie locali o sopprimendo, ad esempio, i Consigli di quartiere che costano poco ed operano a contatto diretto con i cittadini.
Il PD è impegnato in questi giorni a smascherare la demagogia del Governo e a migliorare il DDL per garantire fondi adeguati e una reale autonomia di Comuni province e Regioni.

Intervento dell'On. Naccarato
Discussione parlamentare sulla "Carta delle Autonomie"/1
Camera dei Deputati, 14 giugno 2010
 

Signor Presidente, Ministro Calderoli, il testo all'esame della Camera è deludente perché non dà piena attuazione ai principi contenuti nel Titolo V della Costituzione e rischia di diventare l'ennesima occasione sprecata per completare il disegno riformatore avviato nel 2001.
Il gruppo del Partito Democratico, spesso trovando collaborazione e ascolto anche nei gruppi della maggioranza, ha lavorato in Commissione per migliorare il testo e per attuare finalmente le previsioni costituzionali che riconoscono il ruolo fondamentale di comuni, province, città metropolitane e regioni, e che prevedono l'autonomia finanziaria degli enti locali. Continueremo anche in Aula il nostro lavoro.
Il testo in discussione, inoltre, evidenza ancora una volta la distanza tra le promesse e i fatti, tra le funzioni attribuite agli enti locali a parole, durante le campagne elettorali, le funzioni attribuite davvero e i tagli sistematici che stanno mettendo in ginocchio i comuni. Questa è un'osservazione che attiene più alle politiche economiche che non agli assetti istituzionali, ma dobbiamo essere consapevoli che assegnazione di funzioni e di risorse devono andare di pari passo, altrimenti si fa soltanto propaganda, ed è quanto è accaduto finora. Più si promette e si parla di federalismo, più gli enti locali subiscono tagli e vedono ridotti i propri spazi di autonomia di intervento.
Nel testo in discussione siamo ancora lontani dal nuovo ordinamento generale federalista, più efficiente e meno costoso, delineato nel Titolo V della Costituzione e, in particolare, negli articoli 114 e 118. I nostri emendamenti vanno in questa direzione e dimostrano la nostra volontà di contribuire a migliorare il testo. Per attuare davvero il federalismo bisogna stabilire le funzioni fondamentali e garantire le risorse per svolgerle in autonomia.
Nel testo la maggioranza si è limitata a fotografare l'esistente: le funzioni fondamentali degli enti locali sono attribuite senza uno schema di base chiaro e ciò rischia di complicare, fin dall'inizio, l'attuazione del federalismo fiscale. Le nostre proposte sono semplici: le regioni devono svolgere il ruolo di legislazione, di programmazione strategica dello sviluppo e di riferimento per il sistema delle autonomie territoriali; devono rinunciare alle funzioni di amministrazione diretta, spesso svolte attraverso agenzie o enti settoriali da sopprimere.
I comuni devono svolgere le funzioni amministrative che le caratterizzano come enti di governo di prossimità e le province devono svolgere le funzioni amministrative che le caratterizzano come enti per il Governo delle aree vaste. Nel testo manca la definizione precisa delle funzioni fondamentali, porto alcuni esempi: nell'articolo 2 mancano due funzioni fondamentali da attribuire ai comuni, il catasto e lo sviluppo economico del territorio comunale; nell'articolo 3 si lascia tra le funzioni fondamentali delle province la polizia locale ed è evidente il doppione tra questa funzione e quanto è stato assegnato ai comuni, anche con i recenti interventi normativi tanto voluti dal Ministro Maroni.
Ci sono, però, anche degli aspetti positivi e credo sia giusto ricordarli, dei passi avanti raggiunti, soprattutto, grazie gli emendamenti del Partito Democratico. Ad esempio, all'articolo 8 vi è la previsione che i comuni con meno di cinquemila abitanti, debbano svolgere obbligatoriamente in forma associata le funzioni fondamentali. È stata una decisione molto opportuna anche quella di sopprimere alcuni articoli che erano presenti nel testo originale; credo infatti sia ora di finirla con la demagogia sulle province, sui difensori civici, sugli organi degli enti locali (penso ai consigli comunali e ai consigli circoscrizionali, additati soltanto come centri di costo).
Ora, i dati - e l'onorevole Giovanelli ne ha ricordati alcuni che arrivano dalla Corte dei conti - ci dicono che gli sprechi non sono negli enti locali ma al centro, nei Ministeri. Il debito della pubblica amministrazione è costituito per il 93,7 per cento dalle amministrazioni centrali ed è là che si deve intervenire. Non servono i tagli a pioggia disordinati su altri centri di costo.
Su tutti questi temi maggioranza e Governo hanno causato una grande confusione: sono prima intervenuti con la finanziaria per l'anno in corso, poi con il decreto n. 2 del 2010 e all'inizio con l'atto Camera n. 3118. Questi temi devono, ora, essere spostati nella delega al Governo per la stesura della Carta delle autonomie; aspettiamo di vedere cosa succederà e lavoreremo per modificare alla radice l'idea che finora hanno manifestato Governo e maggioranza sul punto.
Governo e maggioranza hanno trattato gli enti locali - in particolare i comuni - come centro di sprechi e di costi enormi, addossando loro la responsabilità delle difficoltà dei conti pubblici.
Inoltre, hanno trattato i comuni come un peso e un impiccio inutile e non come una risorsa per la partecipazione e la democrazia. Se non si supera questa idea sbagliata, il federalismo resterà lettera morta, e la retorica sul federalismo determinerà, come è stato finora, soltanto un rafforzamento del centralismo.
Mentre discutiamo il provvedimento - per stabilire le funzioni fondamentali degli enti locali e per attuare il Titolo V della Costituzione e rendere possibile il federalismo fiscale - il Governo, con la manovra correttiva del 31 maggio ha deciso ulteriori tagli indiscriminati agli enti locali. Tali tagli colpiscono soprattutto - alla faccia del merito e della responsabilità - gli enti amministrati meglio, quelli definiti virtuosi.
Porto anche qui, per ragioni di chiarezza, un esempio molto concreto. Sabato ho partecipato al consiglio comunale aperto del comune di Loreggia, in provincia di Padova, che sarà il comune, sulla base dei dati del Ministero, che subirà più tagli a livello nazionale.
Il comune di Loreggia ha 7 mila abitanti e 20 dipendenti, un bilancio sempre in attivo e rappresenta un modello di gestione attento ed efficiente. Con il decreto il comune dovrà tagliare la spesa corrente del 60 per cento, dovrà cioè chiudere. Perché? Perché nel 2007 - unico anno di riferimento per il Patto di stabilità individuato a posteriori, e con valore retroattivo, nel decreto - il comune ha comprato, per 2 milioni 400 mila euro, la rete del gas metano in base alle normative vigenti, mettendo poi il bene in gara, determinando un'entrata di circa 300 mila euro all'anno fino al 2019.
Siamo dunque in presenza di un comune che, per avere effettuato una scelta in applicazione della legge, e vantaggiosa per i propri cittadini, verrà pesantemente colpito da tagli ingiusti e irragionevoli.
Attenzione, perché molti comuni virtuosi si trovano nelle stesse condizioni di questo comune e la maggior parte di questi comuni, Ministro Calderoli, sono in Veneto, in Lombardia e in Emilia Romagna. È così che il Governo difende il nord? Ma, sopratutto, per quanto tempo pensate ancora di distrarre l'opinione pubblica con sceneggiate indegne come quella di sabato scorso che ha visto protagonista negativo il presidente della regione veneto, Luca Zaia, che ha sostituito l'inno nazionale con il Va' pensiero in una manifestazione ufficiale per l'inaugurazione di una scuola a Vedelago, in provincia di Treviso? Gli elettori vi hanno chiesto altro, vi hanno chiesto di realizzare il federalismo, non di nascondere i tagli con sceneggiate del tipo di quella che ho appena descritto.
Mentre si discute di federalismo e di attuazione del Titolo V della Costituzione la manovra economica del Governo va nella direzione opposta. Del resto, basta pensare alla vicenda dell'ICI: è stata abolita l'unica imposta, la più federalista, che Pag. 79aveva introdotto l'autonomia finanziaria per i comuni. In attesa del federalismo ai comuni non vengono neppure trasferite le risorse corrispondenti alle entrate dell'ICI.
Per trovare conferma dell'impostazione centralista del Governo e della maggioranza basta guardare le norme sul patto di stabilità. Anche queste dimostrano che Governo e maggioranza ritengono i comuni e gli enti locali soltanto centro di sprechi da tagliare e non autonomi luoghi di rappresentanza e di governo nel territorio.
Per attuare il federalismo e il Titolo V della Costituzione il Parlamento deve definire le funzioni fondamentali e deve assicurare l'autonomia finanziaria agli enti locali. Dobbiamo lavorare per raggiungere questi obiettivi altrimenti, come sta accadendo finora, ai proclami sul federalismo corrisponderà soltanto un momento di centralismo.

 

Intervento dell'On. Naccarato

Discussione parlamentare sulla "Carta delle Autonomie"/2

Camera dei Deputati, 16 giugno 2010

 

Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, l'emendamento 1.200 - è già stato messo in risalto in modo molto chiaro a partire dall'intervento dell'onorevole Bressa in apertura di mattinata - vanifica tutto il lavoro che è stato svolto finora sul provvedimento, in particolare tutto il lavoro che è stato svolto in I Commissione in accordo con una parte del sistema delle autonomie locali del nostro Paese, dando vita ad audizioni molto costruttive e molto positive che avevano contribuito a migliorare il testo presentato dal Governo.
Inoltre, credo che questo emendamento metta in discussione i presupposti della legge n. 42 del 2009. Con la scusa di voler rafforzare quella legge, in realtà oggi - anche questo è un argomento che è stato sviluppato molto bene nel corso della mattinata negli interventi dei colleghi del Partito Democratico - voi fermate l'attuazione della legge n. 42 del 2009. Il federalismo si ferma almeno per i prossimi sei anni (questo è il risultato di questo emendamento).
Credo che attorno a questo emendamento venga smascherato l'inganno colossale che state da anni commettendo ai danni del Paese, degli enti locali, e in questa circostanza anche del Parlamento.
Quando l'onorevole Lorenzin dice che abbiamo bisogno di capire cosa sta succedendo - e questo è il motivo per cui oggi ci fermeremo con questo emendamento -, non so chi crede di prendere in giro l'onorevole Lorenzin con questa affermazione. Infatti, a me pare evidente che tutte le norme nuove che sono state approvate dal Parlamento nel corso di quest'anno avevano chiaramente un punto di riferimento nella necessità di avere un nuovo codice delle autonomie.
Noi avevamo addirittura detto - è stato ricordato ancora bene oggi - che sarebbe stato meglio fare prima il codice delle autonomie e dopo la legge sul federalismo fiscale. Prima si stabiliscono le funzioni fondamentali delle autonomie locali e si dà attuazione piena al Titolo V della Costituzione, poi si vede in che modo il federalismo fiscale contribuisce a finanziare queste funzioni.
Avete preferito rovesciare questo tipo d'impostazione. Quando abbiamo discusso la legge n. 42 del 2009 ci venne detto dal Governo che entro due mesi (eravamo a maggio del 2009) avremmo avuto il codice delle autonomie. Avete presentato il testo del codice delle autonomie nei due mesi successivi, è passato un anno, abbiamo lavorato un anno per fare un buon testo e oggi scopriamo che dovremo aspettare altri sei anni perché queste norme diventino in qualche modo operative.
Quindi si vede - a me pare in modo chiarissimo - l'inganno che è stato in qualche modo costruito. Penso che avevamo ragione - oggi i fatti lo dimostrano ampiamente - quando dicevamo che bisognava definire prima le funzioni e che poi sarebbero state stabilite le risorse. L'alternativa è quella che abbiamo sotto gli occhi in questi mesi, cioè una confusione enorme dal punto di vista legislativo.
Credo che vada ricordato che a partire dalla finanziaria per il 2010 approvata nel 2009, il Governo è intervenuto, con decreto e con voto di fiducia, modificando il testo unico sugli enti locali e modificando in maniera assolutamente centralista le norme sul funzionamento degli enti locali; ha poi emanato un decreto-legge (il decreto del gennaio 2010) che ha rimodificato le norme introdotte con la legge finanziaria e anche in questo caso con la solita tecnica per cui si introducono norme, poi si spostano e vengono collocate in altri testi; poi con il codice delle autonomie si modifica nuovamente questo complesso legislativo.
Secondo voi gli enti locali possono funzionare in una situazione di assoluta incertezza? In che modo si può fare la programmazione? Pensate agli strumenti di programmazione e di bilancio a cui sono tenuti gli enti locali. Sono in grado di lavorare in queste condizioni, quando rischiano ogni mese, ogni provvedimento che affronta il Governo, di veder modificate le loro prerogative - non parlo, lo dirò dopo, della parte relativa alle risorse - per svolgere le loro funzioni?
Questo è lo stato in cui le autonomie locali stanno lavorando nel nostro Paese e da cui discende quindi uno stato di assoluta incertezza e confusione.
L'altro tema che a me pare venga evidenziato dall'introduzione di questo emendamento è il problema drammatico dello svuotamento del Titolo V della Costituzione. Anche in questo caso, con il pretesto di dare attuazione a quelle norme, in realtà si è scelto questo intervento, questo provvedimento, per svuotare definitivamente i comuni delle proprie funzioni. Anche qui credo vada visto con attenzione cosa prevede quell'emendamento, perché quando quell'emendamento decide sostanzialmente di subordinare il codice delle autonomie al periodo transitorio, cioè fissa nelle norme previste per il periodo transitorio le funzioni dei comuni e delle province, fa un richiamo ai commi 3 e 4 dell'articolo 21 della legge n. 42.
Andiamo a vedere cosa dicono questi commi, andiamo a vedere cosa perdono i comuni e le province in termini di funzioni, perché ho l'impressione che molti colleghi, forse perché non hanno seguito il provvedimento o perché obiettivamente c'è una confusione consistente sul punto, non riescano a capire gli effetti pratici.
I comuni perdono le funzioni per un periodo di almeno sei anni. Di quali funzioni stiamo parlando? Perdono il coordinamento delle attività commerciali e dei pubblici esercizi, tanto per dare l'idea. I comuni non svolgeranno più questa funzione durante il periodo transitorio. Perdono la funzione di realizzare i processi di semplificazione amministrativa nell'accesso alla pubblica amministrazione ai fini della localizzazione e della realizzazione di attività produttive.
Sto leggendo i pezzi congelati del testo sul codice della autonomie, cioè quelli che con grande fatica avevamo introdotto, anche con la collaborazione e attraverso l'accoglimento degli emendamenti presentati dal Partito Democratico nel tentativo di rendere efficace questo testo. A chi andate raccontando che volete semplificare la pubblica amministrazione, in particolare sull'introduzione delle attività produttive? Altro che sportelli unici e permessi in un giorno! Voi state togliendo queste funzioni ai comuni.
Vengono sottratte le funzioni in materia di edilizia, compresa la vigilanza e il controllo territoriale. Ho l'impressione che questa scelta sia funzionale ad alcune decisioni che stanno maturando al Senato sugli emendamenti relativi alla manovra economica, perché evidentemente, se i comuni non avranno più questa funzione, immagino in che modo verranno fatti i controlli sulle attività edilizie.
Vengono eliminate anche le funzioni sulla pianificazione e la regolamentazione urbanistica di ambito comunale. Viene eliminata la gestione - lo ha ricordato molto bene il collega Causi - e la conservazione di teatri, di musei e di tutto ciò che attiene ai beni culturali e storici del nostro Paese. Ora, se non sono i comuni a occuparsi di tali questioni e a poterle in qualche modo gestire anche in termini di servizi ai cittadini, fatico a capire chi potrà svolgere queste funzioni.
Inoltre, c'è un'altra presa in giro importante rispetto ai comuni su un tema che ai colleghi della Lega dovrebbe essere molto chiaro: infatti il Ministro Maroni si era impegnato in diverse circostanze ad attribuire ai comuni l'attuazione delle misure relative alla sicurezza urbana e delle misure disposte dall'autorità sanitaria locale, ma il tentativo scompare e viene sostituito, per il periodo transitorio - che, ricordo, dura almeno sei anni - in modo molto generico dalle funzioni di polizia locale, cioè torniamo a molto prima dei contenuti dei pacchetti sicurezza voluti dal Ministro Maroni. Quindi anche in questo caso una presa in giro rilevante.
Stessa sorte tocca alle province, le quali perdono due funzioni fondamentali, senza le quali francamente si fatica a capire quale dovrà essere il ruolo delle province, ossia l'organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale in ambito sovracomunale (se non lo fanno le province anche qui fatico a comprendere chi dovrebbe farlo) e la pianificazione territoriale provinciale di coordinamento.
Alla luce di queste conseguenze che sono state introdotte con il solito modo, attraverso un emendamento all'ultimo minuto dopo mesi di esame del provvedimento da parte della Commissione, mi pare si possa tranquillamente dire che per questo breve periodo transitorio che durerà minimo sei anni, i comuni e le province vedranno ridotte le loro funzioni.
Ritengo che questa scelta serva a coprire la realtà di quanto sta accadendo al sistema delle autonomie locali del nostro Paese. La realtà è fatta del federalismo raccontato in queste Aule e nelle piazze, magari nelle iniziative che organizza la Lega in giro per il territorio, e dei tagli che, invece, i sindaci e i presidenti di provincia vedono sistematicamente ricadere sul loro territorio. Sono i 4 miliardi e 300 milioni di euro ricordati prima nell'arco di due anni e sono tagli - attenzione anche su questo perché c'è una presa in giro importante! - che continuano ad essere effettuati in modo lineare, cioè significa che vengono colpiti soprattutto i comuni e le province più virtuose, cioè quelle che hanno i conti in ordine, che non hanno disavanzi di amministrazione e che hanno gestito meglio il loro territorio.
Anche su questo aspetto ritengo che una riflessione non guasterebbe. Si parla tanto di superare il criterio dei costi storici, che consentirebbe di riconoscere ai comuni virtuosi qualcosa in più. Con l'introduzione del sistema di questo sostanziale regime transitorio, in realtà, i costi storici dureranno ancora molto a lungo e, quindi, ogni taglio che viene deciso con le manovre economiche continuerà a essere effettuato con quelle modalità assolutamente ingiuste e ingiustificate che si sono svolte finora.
Peraltro sono anche meno efficaci i tagli effettuati in questo modo, perché andiamo a tagliare le risorse di coloro che hanno già risparmiato in passato e che hanno già ridotto all'osso i presunti sprechi nelle pubbliche amministrazioni a livello locale, mentre consentiamo ai soggetti che a livello locale hanno avuto più sprechi, che hanno speso di più e che hanno più personale di continuare sostanzialmente con l'andazzo precedente.
Un'ultima considerazione, signor Presidente: questo è un modo che ricorda molto - l'ha detto l'onorevole Lanzillotta nel dibattito in Commissione - il gioco dell'oca. Sul federalismo si muove un passo in avanti e poi il giorno successivo si va indietro, poi un altro passo avanti e poi un certo numero di passi indietro. Il risultato è che, mentre una parte io credo sinceramente federalista del Partito Democratico cerca di costruire con fatica e in accordo con le autonomie locali il federalismo e un aumento di funzioni da assegnare alle autonomie locali, e quindi anche un aumento di risorse, vi è una parte, che è federalista a parole, che di notte smonta i mattoni che i federalisti provano in qualche modo a costruire.
Il sistema delle autonomie locali - lo dico soprattutto al Ministro Calderoli - non è in grado di funzionare in queste condizioni e, se non verrà modificato questo emendamento, cioè se l'emendamento entrerà nel provvedimento sul codice delle autonomie e quindi il regime transitorio diventerà la norma, il sistema delle autonomie locali e in particolare i comuni e le province subiranno un colpo durissimo, che non consentirà loro nell'immediato di riuscire a svolgere attività di programmazione e di erogare i servizi che invece i cittadini chiedono proprio a quel livello istituzionale.
Da qui la nostra critica e da qui, credo anche, l'evidenza di una propaganda che, a forza di alimentarsi di sé stessa, arrivando dopo due anni di frottole e di storie raccontate in Parlamento, si dimostra appunto per quello che avevamo detto all'inizio: una propaganda che non produce nessun risultato e, al posto del federalismo, assistiamo al ritorno del centralismo.

 
Ecco gli emendamenti presentati
 
EMENDAMENTI PROPOSTI ALL'ART. 1
Al comma 1, secondo periodo, aggiungere, in fine, le parole:,
tenendo conto delle peculiarità dei territori montani ai sensi dell'articolo 44, secondo comma, della Costituzione.
1. 5. (ex 1. 5.) Naccarato.
 
EMENDAMENTI PROPOSTI ALL'ART. 2

Al comma 1, dopo la lettera i), aggiungere la seguente:
i-bis) i compiti in materia di servizi relativi al catasto dei terreni e al catasto edilizio urbano;
*2. 22. (ex 2. 22.) Giovanelli, Bressa, Amici, Lo Moro, Zaccaria, Bordo, D'Antona, Ferrari, Fontanelli, Giachetti, Minniti, Naccarato, Pollastrini, Vassallo, Graziano.


Conseguentemente, all'articolo 3, comma 1, lettera
r), dopo le parole: all'istruzione secondaria di aggiungere le seguenti: primo e secondo grado.
2. 35. (ex 2. 35.) Giovanelli, Bressa, Amici, Lo Moro, Zaccaria, Bordo, D'Antona, Ferrari, Fontanelli, Giachetti, Minniti, Naccarato, Pollastrini, Vassallo, Graziano.

Al comma 1, lettera s), sostituire le parole: la gestione con le seguenti: la programmazione e la gestione dei beni e dei servizi culturali.
2. 40. (ex 2. 39.) Giovanelli, Bressa, Amici, Lo Moro, Zaccaria, Bordo, D'Antona, Ferrari, Fontanelli, Giachetti, Minniti, Naccarato, Pollastrini, Vassallo, Graziano.

EMENDAMENTI PROPOSTI ALL'ART. 3
 

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
2. Per le circoscrizioni provinciali montane, alle funzioni di cui al comma 1, vanno aggiunte le funzioni ed attribuzioni seguenti:
a) funzioni attribuite dalla legge e gli interventi speciali per la montagna stabiliti dalla Unione europea o dalle leggi statali e regionali;
b) opere di prevenzione e di pronto intervento per calamità pubbliche di competenza dei servizi forestali;
c) titolarità e gestione del demanio idrico e della polizia idraulica relativamente ai corsi d'acqua di tutte le categorie;
d) utilizzazione delle acque pubbliche, ad esclusione dell'utilizzazione delle acque pubbliche a scopo idroelettrico;
e) titolarità e gestione del libro fondiario e catasto provinciale;
f) tutela e gestione delle foreste, ivi comprese le foreste demaniali;
g) tutela e gestione dei parchi naturali;
h) funzioni ordinamentali ed amministrative in materia di agricoltura, foreste e corpo forestale, patrimonio zootecnico ed ittico, istituti fitopatologici, consorzi agrari e stazioni agrarie sperimentali, servizi antigrandine, bonifica;
i) funzioni di promozione e valorizzazione turistica del territorio;
l) tutela e valorizzazione del patrimonio artistico, storico, culturale e popolare.
3. 12. (ex 3. 26.) Naccarato.

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Interrogazione presentata dall'On. Naccarato
Ennesimo grave episodio di razzismo in pochi mesi a Galliera Veneta
Camera dei Deputati, 15 giugno 2010

Al Ministro dell'interno.
Per sapere - premesso che:


nel comune di Galliera Veneta, in provincia di Padova, si è verificato l'ennesimo grave episodio di razzismo e intolleranza contro immigrati extracomunitari nel giro di pochi mesi;

nella notte tra giovedì 10 e venerdì 11 giugno è stata imbrattata con insulti razzisti («Dovete bruciare», «Negri raus», «Non ci fermerete mai») una palazzina di sette appartamenti abitati da famiglie di extracomunitari provenienti per la maggior parte dal Burkina Faso, scritti con lo spray nero e firmati dal gruppo di teppisti xenofobi «Black Mamba»;

questo gruppo xenofobo è autore ormai da mesi di atti di vandalismo di stampo razzista nel comune di Galliera Veneta, suscitando grande preoccupazione nei cittadini;

in particolare il primo episodio, ai danni di una ragazza di 24 anni, Gloria Okorocha, studentessa laureanda in lingue, è avvenuto il 22 settembre 2009 quando alcune persone hanno imbrattato l'auto della ragazza, parcheggiata in un'area pubblica, scrivendo con uno spray nero «Negra» sul lunotto anteriore e disegnando sul finestrino una croce celtica;

a distanza di poco tempo, nei primi giorni del mese di dicembre, si è verificato un secondo analogo episodio. Di nuovo alcune persone hanno imbrattato l'abitazione della ragazza con la stessa scritta ingiuriosa e il disegno di una svastica;

giovedì 3 dicembre 2009, subito dopo il secondo episodio di razzismo nei confronti di Gloria Okorocha, circa duecento cittadini hanno manifestato nella piazza del comune di Galliera Veneta per ribadire la vicinanza e la solidarietà alla ragazza;

gli autori delle scritte xenofobe e razziste, sui quali stanno indagando le forze dell'ordine, sono rimasti ancora ignoti;

l'interrogante ha già portato all'attenzione del Ministro la grave situazione che si è venuta a creare nel comune di Galliera Veneta a causa dell'azione di questo gruppo di teppisti dichiaratamente xenofobo e razzista con due interrogazioni a risposta scritta presentate in data 10 dicembre 2009 (n. 4-05330) e in data 13 gennaio 2010 (n. 4-05708) alle quali non è stata ancora data risposta -:

se il Ministro sia a conoscenza dei fatti sopra esposti;

quali azioni concrete il Ministro intenda promuovere per contrastare in modo efficace e punire gli atti di vandalismo di gruppi xenofobi e dichiaratamente neofascisti;

quali misure il Ministro intenda porre in essere per evitare il ripetersi di gravi episodi di intolleranza, di incitamento all'odio razziale, e di propaganda di idee e simboli fascisti e razzisti.

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Partecipate all'iniziativa pubblica

 

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APPUNTAMENTI

DOMENICA 20 GIUGNO ALLE ORE 20.00 PRESSO L'AREA FESTE DI POZZONOVO (PD)
PARTECIPAZIONE ALLA FESTA DEMOCRATICA

 

LUNEDI 21 GIUGNO ALLE ORE 21.00 PRESSO LA SALA CIVICA "CADUTI DI NASSIRIJA"
VICOLO MEZZALUNA - ESTE (PD)
INIZIATIVA PUBBLICA SUL PROGETTO DI REVAMPING ITALCEMENTI
promossa dalla FONDAZIONE NUOVA SOCIETA'


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